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Prospettive ed auspici di Sviluppo



Prospettive ed auspici di Sviluppo

Nel 1975, l'allora B.I.M. “ Bacino Imbrifero Montano ” del Po, fece redigere al Dr. Roccavilla, una guida turistica. Nella prefazione di quella guida, il Presidente Giuseppe Do, scrisse “… per stimolare interesse ... alle bellezze naturali, per i valori storico-artistici, culturali, linguistici, per gli usi ed i costumi spesso da noi stessi sottovalutati e dimenticati ... un piccolo contributo, per sensibilizzare sulla necessità di 'salvaguardare e tramandare’ questo nostro patrimonio lasciatoci in eredità ...”

In quella guida, relativamente alla Valle Bronda si leggeva :“Nel saluzzese, ad ovest di Saluzzo, incuneata tra le 'superbe' valli del Po e del Varaita, si apre la timida, graziosa e ... verde Valle Bronda ... prima col suo bosco ceduo di castagni a cui poi subentrano i faggi. Valle Bronda, lunga poco più di 10 km. da Saluzzo, ricca di storia, storia millenaria, valle di cui si parlò in tempi lontani presso capitoli abbaziali e monasteriali, corti regali di risonanza non solo nazionale." E ancora relativamente proprio a Brondello, si leggeva tra l’altro : “Insediamento di mezza montagna, potrebbe costituire un interessante sviluppo economico del paese. Nel territorio comunale prevale l’insediamento sparso. La mancanza di attrezzature alberghiere, non fa di Brondello una località di villeggiatura molto frequentata, nonostante la sua amenità, tranquillità il silenzio e la mitezza del clima e non secondariamente la possibilità di innumerevoli passeggiate nei dintorni”

 

Il giornalista Patrizio Roversi, presentando serie di puntate di “Linea Verde” che Rai 1 nel 2018  ha voluto dedicare agli Appennini, affermava che “gli appennini, vengono genericamente chiamati “aree interne” un modo elegante e gentile per dire “aree marginali”.              

Continuando la sua introduzione, Patrizio Roversi  disse “Proprio perché “arre marginali” gli appennini soffrono di isolamento, mancanza di servizi, infrastrutture. Conseguentemente soffrono l’abbandono della terra bisogna fare in modo di dare a possibilità ai giovani di poter far cambiare molte cose, valorizzando meglio e più di quanto si è fatto sin qui, questa risorsa. L’abbandono quasi capillare delle nostre montagne con la fuga delle popolazioni montane verso la pianura alla ricerca di lavoro, ha creato un drastico abbandono dei nostri boschi, che hanno incominciato ad avanzare inesorabilmente. Ad inizio secolo, in qualche modo bisognava preservare il bosco, ad un certo punto è cominciata a sorgere la necessità contraria, cioè in qualche modo bisognava preservare la agricoltura dal bosco che avanzava inesorabile. L’esperto che Patrizio Roversi stava intervistando, relativamente ai servizi sugli appennini, disse : “Tutti i boschi, una volta abbandonati muoiono implodendo, cioè ricadendo su se stessi. Le piante cadono, si ribaltano e muoiono  creando un dissesto idrogeologico e quindi viene ad essere vitale la gestione che noi siamo tornati a fare. Partendo da situazioni abbastanza drammatica sulla gestione forestale - facendo rete - presentando progetti più strutturati, abbiamo creato un “Consorzio Forestale”, cominciato a gestire nostre foreste, creato lavoro, implementato le capacità di aziende che già c’erano, riuscendo ad acquisire contributi regionali, facendo selezione forestale abbiamo contribuito a mantenere boschi vivi, puliti e gradevoli, ma soprattutto funzionali al resto del territorio ed a se stessi, in modo sostenibile.

Nel contempo, Daniela Ferolla, ex miss Italia, co-conduttrice con Patrizio Roversi si trova nel Parco di Frignano sempre nell’appennino modenese dove si è sviluppato grande turismo ed incontra Presidente Ente Parco Emilia Centrale, Dr. Pasini, che a proposito del turismo dice “parco naturale attrattiva turistica grazie ai laghi di origine glaciale, la fauna e le bellezze paesaggistiche e ambientali” Nel video della trasmissione, a fianco di chi sta parlando, passa un gruppo di persone che sta praticando trekking e mountainbike, che arrivano ad una chiesetta, restaurata e agibile.

 

( Nota : Potrebbe far ricordare  San Michele o San Bernardo, Santa Eusebio o San Grato )                                                                     

Intanto alla chiesetta arrivano a piedi altri turisti - incontrati precedentemente durante l’avvicinamento - “spiegano il percorso che stanno facendo immersi in un territorio meraviglioso tra natura incontaminata. Daniela può affermare che quel turismo naturalistico ambientale, è una risorsa x questi territori”  Intanto arrivano altri bikers  “per noi, dice il Presidente del Parco, questo turismo è una opportunità ed una risorsa che vogliamo assolutamente sviluppare e sostenere ( sostenibile ) perché la presunzione sbagliata che a volte c’è, è quella di un parco riserva o ambiente solo dal punto di vista della tutela o vincolo. Invece se ben sviluppato all’interno e nel contesto del Parco, il turismo può diventare quella opportunità che noi vogliamo sviluppare e coltivare in modo sostenibile”.

 

Queste erano le “nostre” aspettative e le “nostre” necessità, aspettative e necessità che sono state il filo conduttore che ha ispirato tutte le attività della Associazione "La Torre Brondello" verso lo sviluppo, cercare di portare Brondello e la Valle Bronda fuori dalla nicchia in cui sono relegati da 40 anni e oltre, come già denunciava Don Aimar – Parroco di Pagno per 17 anni prima e successivamente per altri 10 anni anche di Brondello - nel 1989 diede alla stampa il suo libro “ Pagno, un monastero, un paese, una storia millenaria ”. Nella introduzione di quel suo libro dopo aver descritto in breve la Valle Bronda, scrisse tra l’altro, “se pur piccola in estensione, è ricca di storia. Di essa si parlò in tempi lontani presso Corti regali, in Capitoli abbaziali ed in Monasteri di risonanza non solo nazionale. Di essa si parlò alla mensa papale, sorseggiando il vino delle sue viti : il Pelaverga. Un patrimonio di storia veramente notevole. Valle e storia dimenticata da troppi. Quindi valle e storia poco conosciuta ”. 

 

Queste sarebbero le “nostre” aspettative e le “nostre” necessità,  come auspicava Don Aimar, portare Brondello e la Valle Bronda fuori dalla nicchia in cui sono relegati da 40 anni e oltre. Aspettative e necessità che sono state il filo conduttore che ha ispirato tutte le attività della Associazione "La Torre Brondello" verso lo sviluppo. Ma negli anni, abbiamo dovuto constatare che  tutti quei grandi progetti da me chiamati “carrozzoni” assolutamente poco o per niente sostenibili, tutti i vari “Interreg Alcotra” relativi ai grandi finanziamenti derivanti da U.E., sono sempre andati in direzioni ben opposte, nei confronti dei territori della pianura  facendosi scudo dietro alla eterna diatriba tra Cicloturismo su strada e Cicloescursionismo in Mtb.                                                                                                                     

Di fatto continuando a relegare Brondello e la Valle Bronda nella sua “nicchia” Di fatto continuando ad escludere  Brondello e la sua valle da quelle “Rotte Turistiche ufficiali” più volte citate.



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