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Problematiche e auspici di sviluppo



Problematiche e auspici di sviluppo

Descrizione

Nel 1975, l'allora B.I.M. “ Bacino Imbrifero Montano ” del Po, fece redigere al Dr. Roccavilla, una guida turistica.

Nella prefazione di quella guida, il Presidente Giuseppe Do, scrisse “… per stimolare interesse ... alle bellezze naturali, per i valori storico-artistici, culturali, linguistici, per gli usi ed i costumi spesso da noi stessi sottovalutati e dimenticati ... un piccolo contributo, per sensibilizzare sulla necessità di 'salvaguardare e tramandare’ questo nostro patrimonio lasciatoci in eredità ...”

 

In quella guida, relativamente alla Valle Bronda si leggeva  anche, “Nel saluzzese, ad ovest di Saluzzo, incuneata tra le 'superbe' valli del Po e del Varaita, si apre la timida, graziosa e verde Valle Bronda ... prima col suo bosco ceduo di castagni a cui subentrano i faggi. Valle Bronda, lunga poco più di 10 km. da Saluzzo, ma ricca di storia, storia millenaria, valle di cui si parlò in tempi lontani presso capitoli abbaziali e monasteriali, corti regali di risonanza non solo nazionale. E ancora relativamente proprio a Brondello, si leggeva :
“Insediamento di mezza montagna, potrebbe costituire un interessante sviluppo economico del paese, nel territorio comunale prevale l’insediamento sparso. La mancanza di attrezzature alberghiere, non fa di Brondello una località di villeggiatura molto frequentata, nonostante la sua amenità, tranquillità il silenzio e la mitezza del clima e non secondariamente la possibilità di innumerevoli passeggiate nei dintorni”

Associazione "La Torre Brondello" secondo quanto elencato nell'Articolo 3 - (scopo)  del proprio Statuto, tra gli altri scopi, si propone di:. salvaguardare la Torre medioevale di Brondello;. divulgare, diffondere e reclamizzare la Torre stessa, allo scopo di usarne poi l’immagine per Brondello (paese e territorio);. organizzare ed attuare lo svolgimento dei lavori necessari alla salvaguardia della Torre simbolo di Brondello e delle sue strutture, nonché dell’ambiente e del paesaggio inerenti e circostanti;. mantenere vivibili ed usufruibili l’ambiente e il paesaggio riguardanti la Torre e le strade che ad essa conducono;

Sono trascorsi 49 anni da quando dagli scritti di Giuseppe Dho, 35 anni da quando Don Aimar nel suo libro edito da Editore Grimaudo nel 1989, denunciava l'isolamento della Valle Bronda e conseguentemente di Brondello, sicuramente la parte di Brondello che più risultava isolata e chiusa nella sua nicchia, 14 anni da quando "La Stampa" e Albino Ferrari denunciavano le situazioni di Ostana, ampiamente risolte dal momento che Ostana nel frattempo è diventato un Borgo esempio per tutti, sicuramente uno dei più belli e apprezzati dell'Italia intera.
Brondello continua a restare isolato nella sua nicchia.
Brondello stà sempre più subendo "La la natura che invade il Paese e la civiltà e blocca lo sviluppo. La vegetazione troppo rigogliosa che entra nelle case e diventa un problema bloccando lo sviluppo"
Associazione "La Torre Brondello" 
è riuscita a realizzare quanto previsto dal proprio Statuto, solo in parte fino a quando, a causa del disinteresse e del mancato appoggio di chi avrebbe dovuto e potuto sostenere quanto essa portava avanti e stava realizzando, ha necessariamente "dovuto" cessare la propria attività. Associazione "La Torre Brondello, ha voluto raccogliere tutta la documentazione e le testimonianze, nei documenti che vengono allegati, proprio nell'intento di ''denunciare'' le problematiche relative allo sviluppo di Brondello, a disposizione di chi eventualmente voglia interessarsi e documentarsi su tutte le problematiche in merito, verso possibili soluzioni.

 

Il giornalista Patrizio Roversi, presentando serie di puntate di “Linea Verde” che Rai 1 nel 2018  ha voluto dedicare agli Appennini, affermava che “gli appennini, vengono genericamente chiamati “aree interne” un modo elegante e gentile per dire “aree marginali”. Continuando la sua introduzione, Roversi disse “Proprio perché “aree marginali” gli appennini soffrono l'isolamento, causato dalla mancanza di servizi, e infrastrutture, conseguentemente soffrono l’abbandono della terra bisogna fare in modo di dare a possibilità ai giovani di poter far cambiare molte cose, valorizzando meglio e più di quanto si è fatto sin qui, questa risorsa. L’abbandono quasi capillare delle nostre montagne con la fuga delle popolazioni montane verso la pianura alla ricerca di lavoro, ha creato un drastico abbandono dei nostri boschi, che hanno incominciato ad avanzare. Ad inizio secolo, in qualche modo bisognava preservare il bosco, ad un certo punto è cominciata a sorgere la necessità contraria, cioè in qualche modo bisognava preservare la agricoltura dal bosco che avanzava inesorabile. L’esperto che Patrizio Roversi stava intervistando, relativamente ai servizi sugli appennini, disse “Tutti i boschi, una volta abbandonati muoiono implodendo, cioè ricadendo su se stessi. Le piante cadono, si ribaltano e muoiono  creando un dissesto idrogeologico e quindi viene ad essere vitale la gestione che noi siamo tornati a fare. Partendo da situazioni abbastanza drammatica sulla gestione forestale - facendo rete - presentando progetti più strutturati, abbiamo creato un “Consorzio Forestale”, cominciato a gestire nostre foreste, creato lavoro, implementato le capacità di aziende che già c’erano, riuscendo ad acquisire contributi regionali, facendo selezione forestale abbiamo contribuito a mantenere boschi vivi, puliti e gradevoli, ma soprattutto funzionali al resto del territorio ed a se stessi, in modo sostenibile.

Nel contempo, Daniela Ferolla, ex miss Italia, co-conduttrice con Patrizio Roversi si trova nel Parco di Frignano sempre nell’appennino modenese dove si è sviluppato un grande turismo ed incontra Presidente Ente Parco Emilia Centrale, Dr. Pasini, che a proposito del turismo dice
“parco naturale attrattiva turistica grazie ai laghi di origine glaciale, la fauna e le bellezze paesaggistiche e ambientali”

Nel video della trasmissione, a fianco di chi sta parlando, passa un gruppo di persone che sta praticando trekking e mountainbike, che arrivano ad una chiesetta, restaurata e agibile.
( Nota : Potrebbe far ricordare San Michele o San Bernardo, Santa Eusebio o San Grato. ) Intanto alla chiesetta arrivano a piedi altri turisti, incontrati precedente-
mente durante l’avvicinamento - “spiegano il percorso che stanno facendo immersi in un territorio meraviglioso e natura incontaminata. Daniela può affermare che quel turismo naturalistico ambientale, è una risorsa x questi territori”  Intanto arrivano altri bikers  “per noi, dice il Presidente del Parco, questo turismo è una opportunità ed una risorsa che vogliamo assolutamente sviluppare e sostenere, perché la presunzione sbagliata che a volte c’è, è quella di un parco riserva o ambiente solo dal punto di vista della tutela o vincolo. Invece se ben sviluppato all’interno e nel contesto del Parco, il turismo può diventare quella opportunità che noi vogliamo sviluppare e coltivare in modo sostenibile”.

 

Queste sarebbero le “nostre” aspettative e le “nostre” necessità,

le prospettive della Associazione “La Torre Brondello”, portare Brondello e la Valle Bronda fuori dalla nicchia in cui sono relegati da 40 anni e oltre, come già denunciava Don Aimar – Parroco di Pagno per 17 anni prima e successivamente per altri 10 anni anche di Brondello - nel 1989 diede alla stampa il suo libro “Pagno, un monastero, un paese, una storia millenaria ”. Nella introduzione di quel suo libro dopo aver descritto in breve la Valle Bronda, scrisse tra l’altro, “se pur piccola in estensione, è ricca di storia. Di essa si parlò in tempi lontani presso Corti regali, in Capitoli abbaziali ed in Monasteri di risonanza non solo nazionale. Di essa si parlò alla mensa papale, sorseggiando il vino delle sue viti : il Pelaverga. Un patrimonio di storia veramente notevole. Valle e storia dimenticata da troppi. Quindi valle e storia poco conosciuta ”. 

 

Queste le aspettative che sono state il filo conduttore delle attività della Associazione “La Torre Brondello”, come auspicava Don Aimar, portare Brondello e la Valle Bronda fuori dalla nicchia in cui sono relegati da 40 anni e oltre. Ma negli anni, abbiamo dovuto invece constatare che  tutti quei grandi progetti da me chiamati “carrozzoni” poco o per niente sostenibili, tutti i vari “Interreg Alcotra” relativi ai grandi finanziamenti derivanti dalla U.E., sono sempre andati in direzioni ben opposte nei confronti dei territori delle terre di mezzo, facendosi scudo dietro alla eterna diatriba tra Cicloturismo su strada e Cicloescursionismo in Mtb.                                                                                                                     

Di fatto, continuando a relegare Brondello e la Valle Bronda nella sua “nicchia”.
Di fatto, continuando ad escludere  Brondello e la sua valle da quelle “Rotte Turistiche ufficiali” più volte citate.  

Maggiore impulso a giustificare interventi relativamente alla Torre e al territorio che la accoglie, derivarono da quanto letto su “La Stampa” del 19 agosto 2010, titolo “E adesso si sale dove il bosco invade la civiltà" ( Ostana, il paese assediato dalla natura. Destinato a morire, è diventato un laboratorio. ) L’autore Marco Albino Ferrari, parla del percorso che lui sta percorrendo in bici, la cui meta è Ostana. Arrivato sulla piazza principale ciò che colpisce è il silenzio. “ho letto dice l’autore,  che il censimento del 1921 fissava gli abitanti di Ostana a 1187 unità mentre adesso sono circa 85 ( che comunque alla linea demografica fanno fare una impennata, visto che qualche anno fa erano una decina appena ). Mi aggiro per le strade di Ostana, il paese sembra assediato dalla natura, che preme da tutti i lati, penetra tra le case, si appropria dei ruderi, dei sentieri, dei terrazzamenti un tempo coltivati. Mi sorprende come il bosco riesca ad avanzare così velocemente, inesorabile di stagione in stagione. In 4 decenni, le tracce dell’antica civiltà montanara sono state inghiottire dalla vegetazione. E cosi gli animali selvatici prolificano, come i cinghiali che di notte arrivano a girare per le strade deserte del paese tra le case, seguendo tracce di odori. Ritorno nella piazzetta del Comune, dove le case sono ristrutturate di fresco. Tracce di vita c’è ne sono, il Comune è attivo, perché in questi anni, Ostana è rinata e l’amministrazione comunale è ben più attiva, dinamica e lungimirante che altrove: chi vive quassù lo fa per scelta e leggendo questo mondo marginale a sua piccola patria. Immagino con quale rispetto gli ostanesi di oggi camminino sui selciati resi lisci dai passi dei montanari di ieri. Se per molta gente il vuoto è orrore, per altri , evidentemente è una calamità.” Nell’articolo poi Ferrari racconta del successivo incontro con Annibale Salsa, ( all’epoca post presidente del C.A.I.) e dice che forse nessuno meglio di Salsa può  commentare il fenomeno di Ostana, da paesino destinato a morire, a come lui stesso dice, a laboratorio per futuri montanari. Continua Ferrari “ Passeggiano per le strade di Ostana. Gli chiedo se lui come antropologo, sa perché in Valle Po lo spopolamento sia stato maggiore che in altre vallate.nelle valli corte come questa - spiega - si passa repentinamente dalle fasce attitudinali del castagno a quelle del faggio e del larice. Fasce molto ridotte, dunque non c’è spazio sufficiente perché si consolidamento modelli di civilizzazione in rapporto alle quote attitudinali. In vallate più lunghe si sono creati insediamenti più autosufficienti in relazione al l’ho butta. Qui in più, la vicinanza con la pianura ha favorito l’esodo” Gli riferisco ciò che il sindaco di Ostana, Giacomo Lombardo, mi ha raccontato. Il Comune punta sulla cultura della montagna, con l’organizzazione di premi letterari, festival del documentario e su un progetto ambizioso con l’Università di Torino, il Miribrart,  un centro che ospiterà un  mini osservatorio  astronomico per le scuole da dove osservare le stelle, animali selvatici e scalatori sul Monviso; poi un ecomuseo della architettura e una biblioteca dedicata anche alee minoranze culturali e linguistiche. Tra breve poi verrà inaugurato un  albergo. ”Marco Albino Ferrari, e ora nel 2016, Direttore responsabile del bimestrale “ Meridiani Montagna ”



Documenti allegati


Relazione Commento PIT e Vélo Viso Completa c. documentaz.
Lettera a Calderoni x VéloViso
Necessità Forestazione e riqualificaz. Territorio
Necessità Forestazione e riqualificaz. Territorio 1
Conclusioni su ... Sviluppo e problemi burocratici.

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