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Brondello - Prospettive e aspici di sviluppo



Brondello - Prospettive e aspici di sviluppo

Descrizione

Le aspettative che sono state il filo conduttore delle attività della Associazione “La Torre Brondello” erano

portare Brondello e la Valle Bronda fuori dalla nicchia in cui sono relegati da 40 anni e oltre, come già denunciava Don Aimar (  Parroco di Pagno per 17 anni prima e successivamente per altri 10 anni anche di Brondello ) quando nel 1989 diede alla stampa il suo libro

“Pagno, un monastero, un paese, una storia millenaria”.

 

Nella introduzione di quel suo, libro dopo aver descritto in breve la Valle Bronda, scrisse tra l’altro “se pur piccola in estensione, è ricca di storia appunto millenaria.    Di essa si parlò in tempi lontani presso Corti regali, in Capitoli abbaziali di risonanza non solo nazionale. Di essa si parlò alla mensa papale, sorseggiando il vino delle sue viti : il Pelaverga, donato dalla Marchesa di Saluzzo, Margherita di Foix ( moglie del Marchese, Ludovico II. )

Un patrimonio di storia veramente notevole. Valle e storia dimenticata da troppi. Quindi valle e storia poco conosciuta ”.

 

In un articolo apparso su “La Stampa” del 19 agosto 2010, si leggeva    "E adesso si sale dove il bosco invade la civiltà"  Ostana, il paese assediato dalla natura. Destinato a morire, è diventato esempio di sviluppo, un laboratorio.”

 

Il giornalista Patrizio Roversi, presentando serie di puntate di “Linea Verde” trasmesse da Rai 1 nel 2018  sugli Appennini, affermava che

“gli appennini, vengono genericamente chiamati “aree interne” un modo elegante per dire “aree marginali”. Continuando la sua introduzione, Patrizio Roversi  disse : “Proprio perché “aree marginali” gli appennini soffrono di isolamento, mancanza di servizi, infrastrutture. Conseguentemente soffrono l’abbandono della terra. Bisogna fare in modo di dare a possibilità ai giovani di poter far cambiare molte cose, valorizzando meglio e più di quanto si è fatto sin qui, questa risorsa. L’abbandono quasi capillare delle nostre montagne con la fuga delle popolazioni montane verso la pianura alla ricerca di lavoro, ha creato un drastico abbandono dei nostri boschi, che hanno incominciato ad avanzare. A inizio secolo, in qualche modo bisognava preservare il bosco, ad un certo punto è cominciata a sorgere la necessità contraria, in qualche modo bisognava preservare la agricoltura dal bosco che avanzava inesorabile.”

                                       

Brondello è specializzato a subire in modo altrettanto elegante queste discriminazioni e sicuramente mal indirizzato,     da quegli enti che aavrebbero dovuto in tempi remoti, indirizzare nel giusto modo Brondello in quanto, Brondello non è pianura, per cui non considerato di chi si interessa di attività e/o problematiche relative a territori di pianura, comunque inferiori alle problematiche relative ad altre conformazioni di territorio allo stesso tempo, Brondello non è montagna, per cui non considerato da attività o problematiche di chi si interessa di territori più montani anche per questione finanziaria,aiuti economici e contribuzioni.     

Quelle aspettative, filo conduttore delle attività della Associazione “La Torre Brondello”, sarebbero state portare Brondello fuori da quella “nicchia” in cui è relegati da 40 anni e oltre, come auspicava D. Aimar.

Ma negli anni, abbiamo dovuto constatare che, ( anche qual ora siano stati eventualmente realizzati ) tutti quei grandi progetti da me chiamati “carrozzoni” assolutamente poco o per niente sostenibili,

( vedi tutti i vari “Interreg Alcotra” relativi ai grandi finanziamenti derivanti dalla U.E. ) sono sempre andati in direzioni ben opposte alle nostre aspettative relative a Brondello,

                                                                                                                    

Di fatto, continuando a mantenere Brondello nella sua “nicchia”  Di fatto, continuando a perpetrare  l’isolamento di Brondello.

Di fatto, facendo si che a Brondello, la “civiltà” è sempre più invasa dalla natura.


Tanto che, sono passati 35 anni da quando Don Aimar lamentava queste problematiche 
e dopo 35 anni “CUNEODice.it”  del 01.01.2024, scrive:

“Monbarcaro e Brondello sono i comuni con l’indice di fragilità più alto della provincia di Cuneo.

                                                  

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